Guccini
Un po' di tempo fa (già troppo...) a Napoli concerto di Francesco Guccini. Tra le tante suggestioni offerte dalle sue canzoni, a rimanermi impressa nella mente non poteva che essere questa:
Bisogna che lo affermi fortemente
che certo non appartenevo al mare
anche se dèi d'Olimpo e umana gente
mi sospinsero un giorno a navigare
e se guardavo l'isola petrosa
ulivi e armenti sopra a ogni collina
c'era il mio cuore al sommo d'ogni cosa
c'era l'anima mia ch'è contadina.
(...) Ma se tu guardi un monte che hai di faccia
senti che ti sospinge a un altro monte,
un'isola col mare che l'abbraccia
ti chiama a un'altra isola di fronte.
(...) E andare verso isole incantate
verso altri amori, verso forze arcane,
compagni persi e navi naufragate;
per mesi, anni o soltanto settimane?
(...) E fuggendo si muore e la mia morte
sento vicina quando tutto tace
sul mare, e maledico la mia sorte
non trovo pace
Forse perché sono rimasto solo,
ma allora non tremava la mia mano
e i remi mutai in ali al folle volo
oltre l'umano...
(Francesco Guccini, Odysseus)
"O frati" dissi "che per cento milia
perigli siete giunti all'occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d'i nostri sensi ch'è del rimanente
non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
Li miei compagni fec'io sì aguti
con questa orazion picciola al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de remi facemmo ali al folle volo...
(Dante, Inferno, canto XXVI)
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e féa quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'ìnclito verso di colui che l'acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio,
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra, a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
(Ugo Foscolo, A Zacinto)
Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d'onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d'alghe, scivolosi al sole,
belli come smeraldi. Quando l'alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo
per sfuggirne l'insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito
e della vita il doloroso amore.
(Umberto Saba, Ulisse)
Stava per innamorarsi e lo sapeva.
Ulisse lo sapeva, la conferma l'aveva avuta dall'unico suo amico: il mare.
L'aveva portata a conoscere il mare e lei l'aveva bevuto nei suoi occhi azzurri, lui ascoltava la voce del mare, la voce della vita. Non era bello, non c'erano soldi nelle sue tasche, solo la voglia di ascoltare.
La barba cresceva a zig zag sul suo volto cotto dal troppo sole. La società non era per Ulisse. Non lo nascondeva, mischiarsi alla folla gli faceva venire uno strano prurito.
Il nome che portava gli piaceva, quello sì. Suo padre glielo aveva regalato e lui l'adorava. (...)
L'eroe stanco di vent'anni di guerra era tornato a casa, qualche mese a stantuffare Penelope sul vecchio talamo d'ulivo e subito via, per seguire la sua scia.
Quel nome gli stava a pennello.
Andare sempre oltre, ma con quali limiti?
Sempre oltre.
Constantinos Kavafis
Il viaggio tra i poeti che hanno cantato Ulisse potrebbe veramente durare all'infinito. E allora, per chiudere il cerchio, ha ragione Guccini:
(...) La via del mare segna false rotte,
ingannevole in mare ogni tracciato,
solo leggende perse nella notte
perenne di chi un giorno mi ha cantato
donandomi però un'eterna vita
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima
dandomi ancora la gioia infinita
di entrare in porti sconosciuti prima.
Ci sono ancora...
Ciao e grazie per i messaggi affettuosi che mi avete lasciato! Gli ultimi li ho letti soltanto ora.
E' un periodo un po' denso di impegni, ma spero di tornare presto "per correr miglior acque" (Purg. I,1) di quelle un po' torbidicce in cui sto navigando adesso, fatte soprattutto di "terribili" (o divertenti?!) compiti da correggere (ho appena segnato in rosso - proprio da vera prof- un bel "cerano"
=c'erano, un misterioso Maumetto
-ripetuto più volte-, vari "Arabbia"
, "Carlo Magno fu elletto"
, ecc. e persino un "venne acconoscenza"
... ed erano temi di secondo liceo scientifico!) Che ne pensate? Forse solo Baggins può capirmi...
A presto!!! Ciao a tutti!