... e quindi uscimmo a riveder le stelle

Blog dedicato a Dante Alighieri, con sintesi biografiche, passi di opere e commenti.
martedì, 08 giugno 2004

Ale - Cunizza da Romano

Gli spiriti che hanno meritato il Paradiso sono divisi in sette cieli - della Luna, di Mercurio, di Venere, del Sole, di Marte, di Giove, di Saturno- ciascuno dei quali è governato da un pianeta, che infonde negli uomini una particolare virtù o qualità. Il terzo cielo è dominato da Venere, che dona la tendenza all'amore. I beati di questo cielo appaiono a Dante come luci che danzano e cantano Osanna, muovendosi a velocità diverse a seconda del grado dell'intensità della loro visione di Dio. Par. VIII, 19-21: "Vid'io in essa luce altre lucerne/ muoversi in giro più e men correnti,/ a modo, credo, di lor viste interne".
L'amore terreno può essere inteso almeno in due modi, uno appartenente alla sfera pubblica, l'altro alla dimensione intima.
Amore può essere passione politica, dedizione nei confronti dei propri sudditi, capacità di persuasione nell'esprimere i propri ideali (non a caso la retorica è l'arte associata ai venusiani). Tutte doti che accomunano gli uomini politici più carismatici e che in questo cielo di Venere sono impersonate da Carlo Martello, figlio di Carlo II d'Angiò, morto a soli 24 anni, ed ammirato da Dante, che lo conobbe a Firenze e che lo avrebbe visto volentieri come sovrano di Napoli, al posto del fratello Roberto.
Ma amore può essere anche capacità di instaurare legami stretti con le persone che entrano nella propria vita, desiderio di farsi amare, ma soprattutto di meritare l'amore degli altri, grazie non solo alla dedizione verso chi si ama, ma anche a quella serenità, a quella accettazione di sé, che suscita più facilmente l'ammirazione altrui. Tali sono le qualità di Cunizza da Romano, sorella di Ezzelino II, tiranno della Marca Trevigiana, già incontrato tra i violenti nel VII cerchio dell'Inferno (Inf. XII).
Avanzando tra le altre lucerne, questo spirito amante si avvicina a Dante con "deliberata seduttività": così infatti Vittorio Sermonti interpreta i versi "Ed ecco un altro di quelli splendori/ ver me si fece, e 'l suo voler piacermi/ significava nel chiarir di fori" (Par. IX 13-15).
Questa dama di corte, da alcuni accusata, forse per invidia, di "costumi scandalosi", è invece descritta da alcuni commentatore antichi, come "veramente figlia di Venere, perché sempre vaga di amori; ma al tempo stesso pia, benigna, misericordiosa, piena di pietà per i miseri" (Benvenuti).
Ma, soprattutto, quel che piace di lei è la serenità, l'autoironia quasi, con la quale si presenta a Dante, ribadendo con forza il proprio temperamento passionale, influenzato da Venere, "lo bel pianeto che d'amar conforta" (Purg. I, 19).

Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
perché mi vinse il lume d'esta stella;
ma lietamente a me medesma indulgo
la cagion di mia sorte, e non mi noia,
che parrìa forse forte al vostro vulgo.
(Paradiso, canto IX, vv. 32-36)

Compiaciuta di sé e noncurante delle voci del volgo, di chi considera "forte", eccessivo il suo comportamento, Cunizza merita la beatitudine proprio in virtù di quella sua capacità di trasformare la passione in carità, in generosità verso gli altri, ma anche per quell' "indulgere lietamente a se medesima", per quell'amare senza riserve, per quell'accettare la propria natura o sorte, come un dono divino.
E poiché, come sostengono Sermonti, Cacciari e i più grandi critici di Dante, Dio non è certo bigotto, la giustizia celeste le perdona i tanti amori, perché ella stessa è pronta a "perdonarsi" e ad accettarsi.
Questo la rende degna del Paradiso, le cui porte restano invece, seppur con dolore e commozione di Dante e di ogni suo lettore, inesorabilmente chiuse per Francesca da Rimini. Forse perché, lungi dall'assumersi la responsabilità della sua attrazione nei confronti di Paolo, l'anima lussuriosa non fa altro che scaricare la colpa su "Amor ch'a nullo amato amar perdona" o sul "libro che fu galeotto" (Inferno, canto V). E la tempesta che la travolge è il simbolo di quell'annullamento della sua volontà e del suo libero arbitrio di fronte alla passione.
Cunizza no, Cunizza è passionale senza remore e senza pentimenti, forse perché sa che l'intensità del suo modo di amare non può che far bene a chi le sta accanto, compagni, amici, familiari.

E chi conosce la mia cara Ale può dir forte che quello di Cunizza... è proprio il suo ritratto!















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sabato, 05 giugno 2004

E quindi uscii a riveder le stelle...

Oggi ho finito la supplenza! Ci sono stati gli scrutini finali!
Non vedo l'ora di tornare ad immergermi nel mondo spaventoso e sublime, dolce e crudele, della Commedia! Non vedo l'ora di tornare ad ascoltare le "lezioni" del nostro Dante.... A presto! Eunoè

P. S. Avete notato che, nell'entusiasmo, sono riuscita pure ad usare un chiasmo  (non di grande pregio, lo ammetto) "spaventoso e sublime, dolce e crudele"? Per chi non lo sa già, è una figura retorica che consiste nell'usare quattro termini, divisi in due coppie, nelle quali il primo elemento della prima coppia corrisponde al secondo elemento della seconda coppia, mentre il secondo elemento della prima coppia corrisponde al primo della seconda. Chiaro? No. Meglio fare un esempio. Abbiamo un sostantivo e un aggettivo e poi, in ordine inverso, un aggettivo e un sostantivo, oppure, come nel caso di prima, un termine positivo + un termine negativo, poi un termine negativo + un termine positivo. Prende il nome di chiasmo dalla lettera X (chi) dell'alfabeto greco: infatti se si dispongono le due coppie una sull'altra e si uniscono i termini corrispondenti si ottiene proprio una X.  Il chiasmo più famoso è forse quello usato da Ariosto nell'incipit dell'Orlando Furioso

Le donne, i cavallier, l'arme gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese
 io canto.

dove è chiaro che "donne" si riferisce ad "amori" e "cavalieri" ad "arme".

Le donne     i cavalier
               X
   l'arme       gli amori

Non chiedetemi come mi sia uscita questa assolutamente imprevista digressione, di cui magari non "frega" niente a nessuno. Ve l'ho detto, è l'entusiasmo per la fine della supplenza ed il sollievo per la mia prima esperienza di scrutinii, che, quasi quasi, faceva più paura a me che agli studenti.  Ciao!





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