Musiche dal Paradiso
Oggi ho seguito un incontro-prova di musicoterapia in un'associazione culturale che si trova sotto casa mia. Inizialmente ero inibita dalla parola terapia e al tempo stesso attirata (ovviamente) dalla musica. Mi ha convinto l'idea che le vibrazioni sonore potessero trasmettersi al piccolo L. e infatti così è stato. Come descrivere le sensazioni provate? Ma sì, con un passo del Paradiso dantesco, naturalmente!
E' il primo canto: Dante è appena uscito dall'Eden, dal Paradiso terrestre che si trova in vetta al Purgatorio, dove aveva incontrato Matelda e poi Beatrice, ed era stato costretto a rinunciare dolorosamente al suo Virgilio; si era bagnato nel Lete e aveva così dimenticato il male commesso, si era poi immerso nell'Eunoè, per ricordare tutto il bene compiuto, di cui non aveva più coscienza, e si era ritrovato finalmente "puro e disposto a salire le stelle" (verso finale del Purgatorio).
Ed ora il pellegrino sta per compiere l'esperienza più potente che possa essere riservata ad un uomo: quella del "trasumanare" (Paradiso, canto I, v. 70), del superare cioè l'umana natura per dirigersi, rapito, come fa "folgore, fuggendo il proprio sito" (v. 92), come un fulmine lascia la sfera del fuoco cadendo sulla terra, rapito, dico, anima e corpo (sì, incredibile, anima e corpo!) verso il primo cielo del Paradiso, a cui Dio imprime eterno movimento, attraendolo col desiderio di Sé .
Quando la rota che tu sempiterni
desiderato, a sé mi fece atteso
con l'armonia che temperi e discerni,
parvemi tanto allor del cielo acceso
de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
lago non fece alcun tanto disteso.
La novità del suono e 'l grande lume
di lor cagion m'accesero un disìo
mai non sentito di cotanto acume.
(Paradiso, canto I, vv.76-81)
L'immenso lago luminoso di cui parla Dante è probabilmente il disco del sole, milioni di volte più potente di come lo vediamo noi terrestri, mentre l'armonia che Dio "tempera e discerne", modula e accorda, è una vera e propria musica che, secondo la dottrina pitagorica e platonica dell'armonia delle sfere celesti, si sprigiona dall'Universo. E' bello che l'intelletto fantasioso di Dante abbia accolto questa suggestiva teoria, rifiutata da Aristotele e da voci autorevoli del Medio Evo, come Alberto Magno e S. Tommaso, che forse preferivano pensare ad un dignitoso celestiale silenzio.
L'immagine più bella di questa antica credenza la si trova nel Somnium Scipionis, episodio del dialogo De re publica di Cicerone, nel quale Publio Cornelio Scipione Emiliano racconta come il nonno, Publio Cornelio Scipione l'Africano, gli sia apparso in sogno e, nel descrivergli la via Lattea, sede degli uomini che hanno servito e amato la patria, gli abbia parlato, fra l'altro, della musica meravigliosa prodotta dal movimento delle sfere celesti.
"Il suono," spiega Scipione "per la rotazione vorticosa di tutto l'universo, è talmente forte, che le orecchie umane non hanno la capacità di coglierlo, allo stesso modo in cui non potete fissare il sole, perché la vostra percezione visiva è vinta dai suoi raggi".
Ecco quel che invece può percepire Dante, ormai "trasumanato": una contemporanea percezione di luci e di colori, ("la novità del suono e 'l grande lume"), che all'inizio non comprende e di cui infatti chiede spiegazione a Beatrice; una "sinestesia di sons e lumières", dice Sermonti, che lo fa "trepidare d'emozione e d'ignoranza", che gli fa percepire la grandezza ed al tempo stesso il mistero del divino. "Attento", dirà infatti, forse in un ultimo momento di timore, nel secondo canto, "attento lettore, desideroso d'ascoltare, tu che però viaggi in una piccola barca: l'acqua che io sto percorrendo è nuova, non è mai finora stata solcata!"
Dante sentiva certo il privilegio, ma anche l'impegno, di condurre i lettori ad un'esperienza unica, straordinaria, quale certamente anch'egli aveva misteriosamente provato. Si può scrivere infatti un poema così se non si è realmente ispirati?
Ma ora Dante è proprio come ognuno di noi di fronte ad un nuovo evento: guardingo verso le difficoltà, ma anche irresistibilmente attratto dall'ebbrezza della nuova esperienza, da quell'esplosione di suoni e di colori che solo una reale partecipazione alla vita ci può dare.