Una “rosa di beati” come augurio di buon Natale
Opto per un augurio più festoso rispetto a quello riportato nel post precedente.
L’anno scorso a Natale ho scelto la descrizione del cielo Empireo, il X cielo, al quale sono destinati i beati quando, dopo il Giudizio universale, si rivestiranno del loro corpo. Nel suo percorso paradisiaco Dante ha visto infatti le anime sante divise nei vari cieli corrispondenti alle diverse attitudini umane (spiriti amanti, sapienti, combattenti per la fede, ecc.); ma arrivato all’ultimo cielo, può, grazie ad una “anteprima” concessagli per un attimo dalla volontà divina, vedere i beati tutti riuniti in quella che sarà la loro sede ultima ed eterna.
Ebbene quest’anno mi ripeto, facendo riferimento allo stesso canto, ma “mostrando” stavolta quel che Dante vede nell’Empireo… secondo Doré.
ciel ch'è pura luce:
luce intellettual, piena d'amore,
amor di vero ben, pien di letizia,
letizia che trascende ogni dolzore"
(Paradiso, canto XXX, vv.39-42)
(non si può non notare la bellissima anadiplosi, che consiste nel ripetere la parola di un verso all’inizio del verso successivo, quasi come a voler definire sempre meglio un concetto o delineare con sempre maggior precisione un’immagine) E lì vede dapprima un fiume di luce (e vidi lume in forma di rivera, v. 61), che poi si trasforma in un immenso lago (così mi parve di sua lunghezza divenuta tonda, v. 90) la cui circonferenza è più grande di quella del sole (vv. 103-105):
E' si distende in circular figura, Un lago da cui sembrano sprizzare fiori e faville: sono, a guardar meglio, i beati e gli angeli, che occupano ciascuno un "gradino", una soglia, in questo cerchio… così che il lago somiglia ad una rosa i cui petali sono i vari gradini… è la rosa dei beati. Ma basta parole, ecco quel che vede Dante! G. Doré, La rosa dei beati
G. Doré, La rosa dei beati
In forma dunque di candida rosa mi si mostrava la milizia santa che nel suo sangue Cristo fece sposa (...)
in tanto che la sua circunferenza
sarebbe al sol troppo larga cintura. 
Le facce tutte avean di fiamma viva,
(Paradiso, canto XXXI, vv. 1-3, 13-15)
E’ una visione che spezza il respiro… Dante ha saputo descriverla, Dorè ha saputo rappresentarla… noi ci limitiamo a contemplarla in silenzio.
e l'ali d'oro, e l'altro tanto bianco,
che nulla neve a quel termine arriva.
